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AveCroce
Ave o Croce

Croce



La Sapienza è la croce e la croce è la Sapienza
S. Monfort L'amore all'eterna Sapinza.

In attesa del grande giorno del suo trionfo nel giudizio finale, la Sapienza vuole la croce come segno distintivo ed arma di tutti gli eletti. Infatti non accoglie nessun figlio se non l'ha come segno distintivo, né riceve alcun discepolo se non la porta sulla fronte senza arrossire, sul cuore senza disgusto e sulle spalle senza trascinarla o respingerla. Ripete infatti: «Se qualcuno vuol venire dietro a me... ». Non accetta alcun soldato se non la impugna come un'arma per difendersi, attaccare, sbaragliare e schiacciare tutti i suoi nemici.
Grida loro: «Abbiate
fiducia; io ho vinto il mondo! »
. Soldati, fidatevi di me! Io, il vostro capo,
ho vinto i miei nemici con la croce, e voi pure lo farete per mezzo di questo segno! In hoc signo vinces! Ha racchiuso nella croce tante ricchezze di grazia, vita e gioia e ne dà la conoscenza soltanto ai suoi prediletti. Agli amici, come agli apostoli, rivela molto spesso tanti altri suoi segreti, ma non certo quelli della croce, a meno che se lo siano meritato con grandissima fedeltà e immense fatiche. Quanto bisogna essere umili, piccoli, mortificati, interiori e disprezzati dal mondo per conoscere il mistero della croce! Ancor oggi, non solo fra i giudei e i pagani, i maomettani e gli eretici, i sapienti del mondo e i cattivi cattolici, ma anche fra le persone che sono stimate devote e anzi devotissime, tale mistero è considerato motivo di scandalo, oggetto di follia, di disprezzo e da sfuggire. Ciò vale non già in campo speculativo - poiché non si è mai parlato né scritto più di oggi sulla bellezza e sull'eccellenza della croce... - bensì nella pratica, perché si ha paura, ci si lamenta, ci si scusa, si fugge allorché c'è da soffrire. «Io ti rendo lode, Padre - disse un giorno questa Sapienza incarnata, in un trasporto di gioia, vedendo la bellezza della croce - Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli». Se la conoscenza del mistero della croce è una grazia così speciale, che cosa sarà il goderla ed il possederla realmente? È un dono che la Sapienza eterna fa solo ai suoi più grandi amici, ed ancora, solo dopo molte preghiere, desideri e suppliche. Eccellente è il dono della fede con la quale si piace a Dio, ci si avvicina a lui e si vincono i nemici e senza la quale si è necessariamente perduti. Ma la croce è un dono maggiore. S. Pietro - dice s. Giovanni Crisostomo - è più felice di stare in prigione per Gesù Cristo, che di essere sul Tabor in mezzo alla gloria; è più fiero di portare le catene ai piedi, che di tenere in mano le chiavi del paradiso. San Paolo stima maggior gloria l'essere incatenato per il suo Salvatore, che di venire innalzato al terzo cielo... Dio faceva una grazia più grande agli apostoli ed ai martiri nel dar loro la sua croce da portare nelle umiliazioni, nella povertà e nei tormenti più acerbi, che nel dar loro il dono dei miracoli e della conversione di tutto il mondo. Tutti quelli a cui la Sapienza si è comunicata, sono stati desiderosi della croce. L'hanno cercata e abbracciata. E quando si presentava l'occasione di soffrire, esclamavano dal profondo del cuore con sant'Andrea: «O buona croce, così a lungo desiderata!
La croce è buona e preziosa per un'infinità di ragioni:
1) ci rende simili a Gesù Cristo;
2) ci rende figli degni del Padre, membri degni del Figlio e degni templi dello Spirito Santo. Dio Padre corregge tutti coloro che adotta come figli. È un oracolo: «Il Signore corregge colui che ama e sferza chiunque riconosce come figlio». Gesù Cristo riceve come suoi soltanto coloro che portano la croce. Lo Spirito Santo taglia e leviga tutte le pietre viventi della Gerusalemme celeste, cioè i predestinati;
3) illumina lo spirito e gli conferisce un'intelligenza maggiore di quanta ne possano dare tutti i libri della terra. «Chi non ha avuto delle prove, poco conosce»
4) quando è portata bene, la croce diventa causa, nutrimento e testimonianza d'amore. Accende il fuoco dell'amore divino nei cuori, distaccandoli dalle creature. Conserva e aumenta tale amore, e come il legno è esca del fuoco, così la croce è alimento dell'amore. E la prova più certa che si ama Dio, perché è la stessa con cui Dio ha mostrato l'amore per l'uomo; ed è ancora la prova che Dio  ci chiede per dimostrargli il nostro amore;
5) è sorgente abbondante di ogni dolcezza e consolazione; è generatrice di gioia, di pace e di grazia nell'anima;
6) infine, produce, in colui che la porta, una quantità smisurata ed eterna di gloria Se si conoscesse il valore della croce, si farebbero fare delle novene, come s. Pietro d'Alcantara, per ottenere questa deliziosa porzione di paradiso. Si direbbe con santa Teresa d'Avila: «O patire, o morire», oppure con santa Maria Maddalena de’ Pazzi: «Non morire, ma patire». Con san Giovanni della Croce si chiederebbe soltanto la grazia di soffrire qualcosa per Cristo: «Patire ed essere disprezzato per te». Fra tutte le cose terrene, in cielo si stima soltanto la croce, diceva questo santo apparendo dopo la morte ad una serva di Dio. E nostro Signore diceva ad uno dei suoi servi: «Ho croci così preziose, che sono il massimo dono che mia Madre, con la sua onnipotenza, può ottenere da me per i suoi fedeli servi! » O sapienti del mondo! O galantuomini del secolo! Voi non comprendete questo misterioso linguaggio. Troppo amate i piaceri, troppo cercate le comodità, troppo amate i beni di questo mondo, troppo temete i disprezzi, le umiliazioni! In una parola: siete troppo nemici della croce di Gesù! È vero, voi stimate e lodate la croce, ma in generale, non la vostra in particolare che fuggite il più possibile e che continuate a trascinare malvolentieri, mormorando, spazientandovi, lagnandovi. Mi sembrate i buoi muggenti che trascinavano per forza l'arca dell'alleanza in cui stava racchiuso quanto v'era di più prezioso al mondo: «Le vacche andarono diritte... percorrendo sicure una sola via e muggendo continuamente» Il numero degli stolti e degli infelici è infinito, dice la Sapienza, perché infinito è il numero di coloro che non conoscono il valore della croce e la portano a malincuore. Ma voi, veri discepoli della Sapienza eterna, che siete caduti in molte tentazioni ed afflizioni; voi che soffrite per la giustizia tante persecuzioni; voi che siete trattati come la spazzatura del mondo, consolatevi, rallegratevi, trasalite d'allegrezza! La croce che portate è un dono prezioso che fa invidia ai beati che non sono più in grado di averne. Tutto ciò che è onore, gloria e virtù in Dio e nello Spirito Santo riposa su di voi, perché la vostra ricompensa è grande nei cieli ed anche sulla terra, per le grazie spirituali che la croce vi ottiene. Amici di Gesù Cristo, bevete, bevete, al suo calice di amarezza, e diventerete sempre più suoi amici. Soffrite con lui, e con lui sarete glorificati; soffrite con pazienza e perfino con gioia! Ancora poco tempo e poi, per un attimo di pena, un'intera eternità di gaudio. Non ingannatevi. Dal giorno in cui fu necessario che la Sapienza incarnata entrasse in cielo per mezzo della croce, per entrarvi dopo di lei bisogna seguirla sullo stesso cammino. «Guarda in alto, in basso, dentro o fuori di te, sempre troverai la croce! », dice l'Imitazione di Cristo. Troverai quella dei predestinati, se la porti bene, con pazienza e con gioia, per amor di Dio; o quella dei reprobi, se la porti con impazienza o a malincuore... come tanti, doppiamente miserabili, che per tutta l'eternità saranno obbligati a dire nell'inferno: Abbiamo lavorato e patito nel mondo e, alla fine, eccoci dannati! Abbiamo percorso deserti impraticabili». La vera Sapienza non si trova sulla terra, né nel cuore di chi vive nelle comodità. Ha stabilito la sua dimora nella croce così bene che, al di fuori di essa, non la troverete certamente in questo mondo. Si è talmente incorporata e unita alla croce, che si può dire con verità:

la Sapienza è la croce e la croce
è la Sapienza.
Gesù in Croce