Come discernere se le
apparizioni, miracoli ecc... siano veri o falsi.

1. Circa le apparizioni
Secondo A. Royo Marin O.P. i criteri di discernimento
dell’autenticità delle apparizioni e dei messaggi
contenuti sono i seguenti:
1. Occorre ritenere come assolutamente false le rivelazioni che si
oppongono al dogma o alla morale. Non è possibile che Dio si
contraddica con quanto ha affermato nella Divina Rivelazione e con
quanto la Chiesa insegna con la sua divina assistenza.
2. Le rivelazioni che hanno per oggetto cose inutili, curiose o
sconvenienti bisogna respingerle come non divine. Lo stesso si dica di
quelle che sono prolisse senza necessità o sovraccariche di
prove e di ragioni superflue. Le rivelazioni divine sono molto brevi e
discrete; vengono espresse con poche parole molto chiare e precise.
3. Si esamini attentamente il temperamento e il carattere della persona
che afferma di ricevere delle rivelazioni. Se è discreta e
giudiziosa, se gode buona salute, se è umile e mortificata,
se
è molto avanti nella santità, ecc.; o se, al
contrario,
è estenuata a causa delle austerità o delle
malattie, se
va soggetta a disturbi nervosi, se è propensa
all’entusiasmo e all’esaltazione, se divulga
facilmente le
sue rivelazioni, ecc...
4. Infine, la principale regola di discernimento saranno sempre gli
effetti che le pretese rivelazioni producono nell’anima:
«Non può l’albero buono dare frutti
cattivi,
né l’albero cattivo dare frutti buoni»
(Mt 7,18)
(cfr. Teologia della perfezione cristiana, pp. 1077-1078).
5. A queste si possono aggiungere le seguenti:
- vedere se tale visione od apparizione porta alle virtù ed
a
spogliare l’anima dell’amore e stima di
sé e delle
creature (Gal 5, 22-23).
- se queste visioni ed apparizioni portano al bene, spronano alla
pratica della legge di Dio, dei precetti della Chiesa,
all’amore
del patire, all’umiltà, all’obbedienza,
se ispirano
pensieri santi, diffidenza di se stessi uniti al desiderio che restino
occulte, hanno probabile carattere di verità (1 Gv 4,1-4).
Se, al contrario, destano nell’anima in cui avvengono
opinione e
stima di sé, dolcezza inquieta, ostinazione nel proprio
parere e
o brama che siano conosciute, si può, con fondamento,
ritenerle
opera del demonio o di menti esaltate.
L’improvviso mutarsi del carattere e dell’indole
della
persona da dolce e mansueta in iraconda, melanconica da cortese ed a
umile in sprezzante, intollerante di contraddizione e presuntuosa da
saggia e considerata in impetuosa da obbediente in ribelle sono questi
segni quasi certi che le visioni ed apparizioni derivano dal demonio o
da una forma di nevrastenia.
6. Testimonianze in merito: le apparizioni di Lourdes e
l’atteggiamento di Bernadette, che secondo una felice
affermazione, ha costituito la più bella testimonianza
dell’autenticità delle virtù.
La stessa cosa si dica per Fatima, soprattutto se si pensa al
comportamento dei beati Francisco e Giacinta Marto.
Si pensi anche alle apparizioni di Rue du Bac (la medaglia miracolosa).
Nessuna suora, tranne la Madre generale, seppe che
l’apparizione
della Madonna era stato fatto a Suor Caterina
Labouré.
2.il pensiero di
Sant’Ignazio di Loyola, esperto nell’opera di
discernimento
“Prima di venire ai particolari ci è sembrato bene
nel Signore di tutti dire alcune cose che, in questa materia,
possano servire alla maggior gloria della sua divina
Maestà.
Anzitutto è chiaro che non dobbiamo rigettare tutte le
profezie
fatte dopo la venuta di Gesù Cristo nostro Signore,
perché le riscontriamo in san Giovanni, in Agabo (At 11,28)
e
nelle figlie di Filippo (At 21,8.10.11).
San Paolo ci avverte: «Non disprezzate le profezie»
(1 Ts
5,20). Ma neppure dobbiamo credere a tutti coloro che si dicono
profeti, né accettare le loro profezie perché
possono
nascondere tanti inganni di ogni sorta. San Giovanni ci ammonisce:
«Non credete a ogni spirito, ma esaminate gli spiriti per
vedere se sono da Dio» (1 Gv 4,1).
Similmente, se è chiaro che rispetto alle cose future
contingenti non si deve affermare con sicurezza come impossibile
ciò che può accadere, sarebbe pure leggerezza
credere che
tutto ciò che è possibile accadrà. Ci
dice il
saggio: «Chi crede presto è di cuore
leggero» (Sir
19,4). Meno scusabili sono poi quelli che hanno esperienza di simili
inganni, oggi così grandi e numerosi.
È allora molto conveniente e necessario discernere ed
esaminare
tali spiriti. A questo scopo importante Dio nostro Signore
dà ai
suoi servitori una grazia speciale, gratis data, di discernimento degli
spiriti (1 Cor 12,10). Questa
grazia cresce e si esercita con lo sforzo umano e specialmente con la
prudenza e la dottrina.
Procedendo in questo modo, comprendiamo che alcune profezie o
rivelazioni di quelle che circolano, se non contengono cosa contraria
alla ragione e alla sana dottrina, se edificano anziché
danneggiare, se in particolare la persona che le esprime e il loro
valore le rendono verosimili, si possono piamente accettare.
Tuttavia le persone spirituali e prudenti sospendono il loro giudizio
e, senza condannarle, aspettano l’evento prima di ritenerle
come
certe. Gli stessi profeti infatti, nella loro luce profetica, non
vedono sempre le cose tanto chiare e certe come possono dirle. Accadde,
per esempio, a Giona di dire categoricamente: «Ancora
quaranta
giorni e Ninive sarà distrutta» (Giona 3,4), senza
aggiungere o almeno senza esprimere la condizione inclusa nella sua
affermazione, fondata sulla disposizione eterna di Dio nostro Signore,
cioè se non avessero fatto penitenza. Capita pure che il
vero
profeta s’inganni quando non vede nella luce profetica quanto
dice, ma con la luce naturale della sua ragione afferma ciò
che
non è vero. Così Natan
s’ingannò dicendo a
David, in nome di Dio, di costruire il tempio. Ma dopo, nella vera e
sicura luce soprannaturale, egli vide il contrario e lo avverti che non
lo avrebbe edificato lui, perché aveva versato molto sangue
(2
Sam 7.7). Con questi ammonimenti della Scrittura si vede quanto bisogna
essere prudenti prima di credere a quelli che non si sa ancora se siano
profeti, perché sono tanti i modi di prendere il falso come
vero.
Quando tali rivelazioni o profezie, pur non comportando nulla che sia
contrario alla buona vita e alla dottrina, contengono qualcosa non
conforme alla ragione, è permesso, ed è anche
bene, non
solo non credere, ma anche contraddire, a meno che non siano confermate
da miracoli o altri segni soprannaturali.
Se poi ci fossero elementi contrari alla ragione, alla sana dottrina e
ai buoni costumi, poiché procurano danno anziché
edificazione, se si credessero, sarebbe evidentemente leggerezza e
ignoranza. Contraddirle e discreditarle sarebbe giusto e meritorio,
poiché lo si farebbe per la verità e la
giustizia, cose
gradite all’autore dell’una e
dell’altra”
(Lettera a san Francesco Borgia, datata 1549).
3. circa i miracoli
3.1 Il miracolo vero e proprio è opera solo di Dio.
Dice il Salmo 135,4: “Egli solo ha compiuto
meraviglie”.
Ecco il pensiero di san Tommaso:
“Si dice miracolo in senso stretto un fatto che si
verifica fuori dell’ordine della natura.
Tuttavia per parlare di miracolo non basta che il fatto avvenga fuori
dell’ordine di una natura particolare, perché
altrimenti
scagliare una pietra in alto sarebbe un miracolo, essendo contrario
alla natura della pietra. Si dice invece che un fatto è un
miracolo se è al di là dell’ordine di
tutta la
natura creata. E una tale cosa può compierla soltanto Dio:
poiché tutto ciò che opera un angelo o qualunque
altra
creatura con la propria virtù rientra nell’ordine
della
natura creata, e così non è un miracolo. Resta
dunque che
solo Dio può operare miracoli” (Somma teologica I,
110, 4).
3.2 In che senso i demoni possono compiere miracoli:
“Ma poiché noi non conosciamo tutte le forze della
natura,
ne segue che un fatto compiutosi fuori dell’ordine della
natura
da noi conosciuta, per mezzo di una virtù creata ma occulta,
viene detto miracolo non in senso assoluto, ma relativamente a noi.
Quindi allorché i demoni compiono delle opere con le loro
forze
naturali, queste opere non sono miracoli in senso assoluto, ma solo
relativamente a noi.
Tali dunque sono i miracoli che i maghi compiono per mezzo dei
demoni” (Somma teologica I, 110, 4 ad 2).
3.3 “Se il miracolo è preso in senso stretto,
allora
né i demoni possono fare miracoli, né
alcun’altra
creatura, ma solo Dio: poiché il miracolo in senso stretto
trascende l’ordine di tutta la natura creata, il quale
abbraccia
la virtù di tutte le creature.
Tuttavia talvolta vengono denominati miracoli, in senso lato, anche
quei fenomeni che trascendono soltanto le forze e le conoscenze
dell’uomo. E in questo senso i demoni possono compiere dei
miracoli, cioè delle opere tali da fare stupire gli uomini,
in
quanto superiori alle loro forze e alle loro conoscenze. Del resto
anche chi compie un’impresa superiore alle
capacità di un
altro induce costui ad ammirarla, dando l’impressione di
compiere
un miracolo.
Ora, riguardo alle opere demoniache che a noi sembrano dei miracoli
è da notare che, sebbene non posseggano la natura del vero
miracolo, sono nondimeno dei fatti reali. Così per
virtù
dei demoni i maghi del Faraone produssero dei veri serpenti e delle
vere rane (Es 7,12; 8,7). E «quando», come dice S.
Agostino
[De civ. Dei 20,19], «cadde fuoco dal cielo e distrusse i
servi
di Giobbe insieme con i greggi e gli armenti, e un turbine abbattendo
la casa uccise i suoi figli, queste opere compiute da Satana furono dei
fatti reali, e non delle mere apparenze” (Somma teologica I,
114,
4).
S. Agostino dice che “con le arti magiche spesso vengono
compiuti
miracoli simili a quelli fatti dai servi di Dio” (Lib. XXI
Sent.
4).
Ma si tratta sempre di “di portenti, di segni e prodigi
menzogneri” (2 Ts 2, 9). E vengono detti menzogneri
“o
perché egli ingannerà i sensi dei mortali con
allucinazioni, in modo che sembri fare ciò che in
realtà
non fa, o perché i suoi prodigi, se veri,
serviranno a condurre alla menzogna quanti crederanno in lui”
(S. Agostino, ib.).
fonte: http://www.amicidomenicani.it/ Padre Angelo