morte_improvvisa
Ma perché?
Sempre, anche nei casi più intensamente dolorosi, davanti ai quali l'umana
ragione si domanda smarrita: - Ma perché? - la risposta che viene dal Cielo è
ancora: Amore, Bontà, Misericordia di Dio. Un giorno, alle lacrime di suor
Consolata, per l'improvvisa morte d'una sua già compagna d'infanzia, certa
Celeste Canda, che lasciava orfani quattro bambini, dei quali il maggiore di
appena nove anni, Gesù rispondeva:
Celeste Canda ora gode la mia dolce
eterna visione e dal Paradiso veglia con maggior tenerezza sulle anime dei suoi
quattro bimbi; più che se fosse rimasta sulla terra. Quale soave
conforto, quanta luce di Cielo gettano queste semplici parole su tutti i lutti
familiari! Insomma, credere all'Amore vuol dire credere che Gesù ci ama, che ci
vuoi salvi e che tutto ciò ch'Egli opera o permette, sia nel mondo intero come
nel piccolo mondo dell'anima, è sempre per il nostro bene. Sono poche però le
anime, anche se dedite alla pietà, che hanno questa fede viva e pratica
nell'Amore. Ce l'hanno forse, ma debole e facilmente vacillante sotto i colpi di
scalpello del divino Artefice, intesi a perfezionare l'opera delle sue mani. E
quante anime sono portate a vedere in Dio, più che il Padre buono, il Padrone
severo! E per esse questo dolce lamento di Gesù a suor Consolata (22 novembre
1935):
Non fatemi Dio di rigore, mentre Io non sono che Dio
d'amore! E
per esse la risposta che Gesù dava a suor
Consolata, che gli aveva domandato come preferisse essere chiamato (26 settembre
1936):
Amore immenso, Bontà infinita! E per esse ancora il
consiglio di Gesù a suor Consolata, indecisa se mettere in una lettera il Cuore
Sacratissimo di Gesù o il Cuore buono di Gesù (22 luglio 1936):
Metti il
Cuore buono di Gesù; perché, che Io sia santo tutti lo sanno, ma buono non
tutti. L'anima, pertanto, che vuol vivere d'amore, deve ben
fondarsi in questa verità e applicarla ai mille casi della vita quotidiana. Non
fermarsi alle creature o agli eventi, ma in tutto vedere Dio e il suo amore; e
sempre, nelle cose favorevoli o contrarie, nella quiete o nella tempesta,
raccogliere le proprie energie per far giungere al Cielo il grido della sua fede
incrollabile: « Sacro Cuore di Gesù, credo al tuo amore per me! ». Che è quanto
già asseriva l'Apostolo dell'Amore:
E noi abbiamo conosciuto e creduto
all'amore che Dio ha per noi (1 Gv 4,16).
(dal libro Il cuore di Gesù al mondo, casa editrice Vaticana, con imprimatur del vescovo)